Messaggio di benvenuto

Nel 1750 e nel 1760 in cerca di “conoscenza rara e preziosa”, i massoni lionesi riuniti intorno a Jean Baptiste Willermoz (1730-1824) fecero una ricerca analitica all’interno di quasi tutti i sistemi esoterici di “alti gradi”, tra cui l’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell’Universo animati da Don Martinez de Pasqually (1727-1774). Questo sistema ritualistico professa teorie mistiche ed un’interpretazione cabalistica dell’universo specificatamente indicate nel trattato sulla reintegrazione degli esseri, riassumibili nella concezione secondo cui le dinamiche di tutta la vita sono sempre segnate dalla caduta e dalla reintegrazione.

Nel 1774, i massoni lionesi furono sedotti dal rigore di un sistema importato dall’altra parte del Reno: la Stretta Osservanza Templare. L’insegnamento del sistema tedesco sembrava però loro un pò limitato; pur mantenendo il rigore formale e rituale della Stretta Osservanza, decisero di introdurre in questo rito gli insegnamenti del loro Maestro scomparso comuni al sistema filosofico propugnato dagli Eletti Cohen.

Questo fu il tema del Convento dei Galli, tenutosi a Lione nel 1778, che ha operato un reale cambiamento nei confronti del lavoro massonico secondo la teosofia martinista.

Nel 1782, se l’oggetto formale del Convento di Wilhelmsbad fu quello di confrontare i diversi sistemi rituali massonici, lo scopo reale ed effettivo consistette nel formalizzare le riforme progettate dai Fratelli francesi per estenderle a tutta la Stretta Osservanza. Non a caso al Convento di Wilhelmsbad Jean Baptiste Willermoz chiaramente indicò il percorso del Regime Rettificato, dichiarando: La tendenza reale del Regime Rettificato è, e deve rimanere, un desiderio ardente per l’istituzione della città dell’uomo spirituale, praticando la morale del cristianesimo primitivo, privo di qualsiasi connessione con il dogmatismo e con una chiesa di qualsiasi tipo.”.

Il risultato finale di una simile operazione di analisi filosofica critica fu effettivamente il Regime Scozzese Rettificato, denominazione originale che caratterizza sia il Rito stesso che il sistema strutturato e gerarchico in cui si sviluppa. In tal modo Willermoz, partendo da flussi multipli di insegnamenti esoterici passati, riuscì a costruire una rigorosa struttura massonica.

Da parte sua, il Regime Scozzese Rettificato consente a tutti i suoi membri di fare costante riferimento ad alcuni principi universalmente validi rappresentati dalla condivisione, dall’umiltà e dal rispetto delle regole e dalla ricerca costante per lo sviluppo spirituale dell’uomo. Esso mira, inoltre, a realizzare una fratellanza attiva e illuminata, caratterizzata dallo spirito della “cavalleria”, dominato da un’apertura della coscienza che può portare alla vera ascesi.

I principi cardine del Regime Ecozzese Rettificato possono essere così schematizzati:

1. amare ogni essere umano di per sé stesso ed al contempo in quello che simboleggia, ossia la vita e il suo principio creativo.

2. Accettare che la nostra conoscenza riguardo all’origine della vita non può consistere in un’interpretazione definitiva e dogmatica, ma in un’esegesi solo provvisoria.

3. Prestare attenzione alle esigenze di tutti gli esseri viventi. Il Rito Scozzese Rettificato, infatti, si propone di formare “attenti guardiani” affinché ci si possa prendere cura dell’altro e consequenzialmente di noi stessi.

4. Avere sempre presenti i principi di condivisione, umiltà e rispetto per le regole.

5. Mantenere la speranza per tutta la vita, nonostante le difficoltà; speranza che segna l’unità del Rito e lo pervade in ogni suo grado. Si tratta in realtà di una “speranza viva”, basata sulla principale virtù dell’Ordine: il ricercare con paziente perseveranza la pace e la fiducia richiama invero il principio di amore paleocristiano inteso come “dare senza aspettarsi niente in cambio”.

Non a caso nel 1910 Camille Savoire, che insieme a Ribaucourt e con la benedizione del Gran Priorato di Helvetia risvegliò il Rito Scozzese Rettificato in Francia, ebbe a dire che l’anima del Regime Scozzese Rettificato … era lo spirito del cristianesimo primitivo riassunto nella massima: "Ama il prossimo tuo come te stesso" …”, sottolineando come l’insegnamento morale che può essere tratto dal Regime morale, descritto come genericamente come cristiano, ma comune a molte religioni del passato, ad alcune scuole filosofiche greche o latine, è riassumibile in “amore fraterno”.

Tale è Il Regime Scozzese Rettificato nella molteplicità del suo essere, il più delle volte definito riduttivamente come “… uno dei riti di perfezionamento individuale della Massoneria discendente diretto del Rito della Stretta Osservanza Templare …”.

Al Massone di buona volontà mettersi alla prova nella pratica di uno dei Riti più antichi (se non il più antico) presenti in Italia, tant'è che tra i suoi membri Gran Professi annovera il conte de Maistre ed il principe Raimondo di Sangro; un Rito marchiato dalla profonda spiritualità che ha contraddistinto il suo fondatore: Jean Baptiste Willermoz.

 

                                                                             il Gran Priore Emerito

                                                                            Marcus i.o. Eques a Luce